la foto
La luce arancione del lampione unita all'azzurro delle ore che seguono il tramonto trasforma il piccolo angolo in una foto ingiallita. Finalmente ho ritrovato il mio giardino, da sempre li ma da sempre nascosto. Come se sapessi dove cercare l'ho ritrovato una sera, bloccata nel traffico. Mi chiama piano, ma forse non lo sento bene perchè ormai sto perdendo la capacità di capirlo. Eccolo, piccolo e quasi invisibile, mi guarda da dietro la ringhiera di ferro nero. E' come guardare una foto antica, i colori sono sbiaditi, i profili sfocati. E' strano rituffarsi in un luogo sconosciuto ma da sempre in te. Lo ritrovi ancora, ma non è come allora, è abbandonato, è arrabbiato per la lunga solitudine. E' come se si fosse congelato in attesa del mio ritorno. Le sedie in ferro battuto, decorate in stile liberty come nei miei ricordi, sono ferme ai lati del piccolo tavolino di pietra. Si guardano, non si parlano ma ormai si capiscono, la solitudine le ha rese una cosa sola. Il piccolo vaso tra di loro sembra un candela accesa in mezzo al loro discorso. Ricopre e avvolge di polvere e malinconia tutto. Ora sono seduta, il mio bell'abito di pizzo è diventato grigio, si è seccato come le foglie delle piante. Sono seduta ma sto guardando allo stesso tempo. I ricordi della gioventù si alzano e mi guardano negli occhi. Non c'è bisogno di dire nulla. Tutto svanisce in un momento, le immagini si sfaldano come se qualcuno avesse toccato una sottile foglia secca. Nessuno mi richiama alla realtà. Non c'è più spazio per le persone, il giardino non vuole più intrusi, non c'è più bisogno di altro. Lui vuole solo se stesso.
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