sognando mondi alternativi
Sulla scia di sogni incomprensibili e paradossali mi sono ritrovata in questo vortice di realtà parallele.
Come sempre i sogni più inquietanti sono quelli nei quali ti ritrovi nei luoghi della vita quotidiana.
Eccomi in casa, tutto è come al solito anche se ripensando al sogno qualcosa di diverso c'era. Tanto per cominciare i colori, tutto era come ricordavo ma in qualche modo sbiadito. Come se stessi guardando una vecchia foto a colori. Tutto intorno a me aveva il sapore malinconico del passato.
Qualcosa attira il mio sguardo, un pupazzo di un clown mi fissa seduto sopra il letto. Non mi ricordo di avere un pupazzo di quel tipo. Mi avvicino per guardarlo meglio. La bocca si apre e un buco nero mi fissa e mi chiama. Anche se non voglio so che devo entrare li dentro. In un attimo mi ritrovo nel freddo buio del nulla. I pochi secondi che ci vogliono per abituarsi al buio sembrano ore. In lontananza inizio a vedere una luce, non riesco a capire se mi sto avvicinando io o si sta avvicinando lei. Man mano che la luce si fa più forte riesco a distinguere delle finestre di luce. Ora che sono di fronte a me capisco che sono delle foto. Foto vecchie, sbiadite e ingiallite. Qualcosa mi dice di non fissare le immagini, fissarle vuol dire perdersi per sempre. Cerco di guardare altrove ma la griglia di foto è ormai vicinissima e si sposta come per ipnotizzarti. Una voce mi dice che devo però trovare l'uscita (ma chi mi sta parlando?) e l'uscita è all'interno di una delle foto.
Devo trovare un modo per trovare la foto giusta e non perdermi nelle storie che queste raccontano. Finalmente capisco cosa devo fare. Fisso una delle foto. Piano inizia ad ingrandirsi. Continuo a fissare l'immagine e mi sento come risucchiata. L'ultima cosa che ricordo è un orologio a pendolo, impolverato, seminascosto in uno scantinato. E io stesa per terra.
Come sempre i sogni più inquietanti sono quelli nei quali ti ritrovi nei luoghi della vita quotidiana.
Eccomi in casa, tutto è come al solito anche se ripensando al sogno qualcosa di diverso c'era. Tanto per cominciare i colori, tutto era come ricordavo ma in qualche modo sbiadito. Come se stessi guardando una vecchia foto a colori. Tutto intorno a me aveva il sapore malinconico del passato.
Qualcosa attira il mio sguardo, un pupazzo di un clown mi fissa seduto sopra il letto. Non mi ricordo di avere un pupazzo di quel tipo. Mi avvicino per guardarlo meglio. La bocca si apre e un buco nero mi fissa e mi chiama. Anche se non voglio so che devo entrare li dentro. In un attimo mi ritrovo nel freddo buio del nulla. I pochi secondi che ci vogliono per abituarsi al buio sembrano ore. In lontananza inizio a vedere una luce, non riesco a capire se mi sto avvicinando io o si sta avvicinando lei. Man mano che la luce si fa più forte riesco a distinguere delle finestre di luce. Ora che sono di fronte a me capisco che sono delle foto. Foto vecchie, sbiadite e ingiallite. Qualcosa mi dice di non fissare le immagini, fissarle vuol dire perdersi per sempre. Cerco di guardare altrove ma la griglia di foto è ormai vicinissima e si sposta come per ipnotizzarti. Una voce mi dice che devo però trovare l'uscita (ma chi mi sta parlando?) e l'uscita è all'interno di una delle foto.
Devo trovare un modo per trovare la foto giusta e non perdermi nelle storie che queste raccontano. Finalmente capisco cosa devo fare. Fisso una delle foto. Piano inizia ad ingrandirsi. Continuo a fissare l'immagine e mi sento come risucchiata. L'ultima cosa che ricordo è un orologio a pendolo, impolverato, seminascosto in uno scantinato. E io stesa per terra.
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